Ulisse nel mar Baltico?

La guerra di Troia? I viaggi di Ulisse? Una saga ambientata nel mar Baltico. L’idea, a prima vista bizzarra, è figlia di una storia curiosa e, dopo vent’anni e non poche ironie e contestazioni, è presa talmente sul serio che vari studiosi la stanno valutando attentamente. Ad esempio, l’università <La Sapienza> ha dedicato a essa addirittura un convegno, i cui atti sono stati pubblicati nel 2014:<La Scandinavia e i poemi omerici. La parola agli scienziati, con contributi di letterati>. Non solo: negli ultimi anni sono stati organizzati incontri e seminari in numerosi atenei italiani e stranieri. Due convegni scientifici internazionali sono stati organizzati in Finlandia. La tesi ha tuttavia fatto anche breccia nel mondo accademico d’oltreoceano: la teoria, che pure continua a suscitare consistenti riserve (e chi scrive appartiene al gruppo degli scettici), è sostenuta anche da William Mullen, professore del Bard College di New York.

Lui, l’ideatore e sostenitore tenace di questa proposta, non è un archeologo o un filologo classico; è un ingegnere. Si chiama Felice Vinci (nomen omen?). E arrivò a questa teoria un po’ per caso. Specializzato in ambito nucleare, dopo il referendum del 1987, che disse no alle centrali di quel tipo, si ritrovò con molto tempo libero e una passione giovanile che finalmente poteva recuperare: quella per l’Iliade e l’Odissea. Ripresi in mano gli amati volumi, s’insinuarono i primi dubbi, per <l’entità - come spiegò egli stesso in un’intervista - delle discrepanze geografiche del mondo omerico rispetto a quello mediterraneo, sin dai tempi antichi sbrigativamente liquidate con la famosa frase “Omero è un poeta e non un geografo”, che peraltro mal si concilia con la rimarchevole coerenza interna della geografia omerica>.

Preciso com’è, l’ingegner Vinci che fa? Prende l’aereo e vola nel Nord Europa: studia, verifica sul campo. E così ne esce un libro, <Omero nel Baltico. Le origini nordiche dell’Iliade e dell’Odissea> (Palombi, 1995).

La teoria di fondo è tanto semplice quanto rivoluzionaria: gli Achei, biondi e spesso coperti di pellicce, come li avrebbe descritti Omero, erano popoli del nord che emigrarono a sud alla metà del II millennio, portando con sé dei e toponimi, miti e tradizioni. O, per citare il serissimo abstract degli atti del convegno targato La Sapienza, <secondo questa teoria l'Iliade e l'Odissea, i due poemi alla base della letteratura occidentale, sarebbero la rielaborazione di saghe nate nel Nord Europa e ambientate nella loro versione finale nel Mediterraneo, in seguito alla migrazione verso Sud delle popolazioni nordiche. Dalla Scandinavia e dal mar Baltico, dove nel secondo millennio era fiorita una ricca civiltà del Bronzo, le migrazioni, dovute a un brusco peggioramento del clima, avrebbero portato nel Sud dell'Europa le leggende del loro mondo, che infine sarebbero state messe per iscritto nell'VIII secolo nello scenario del Mediterraneo>.

Così forse si spiegherebbe la fondazione dei primi centri micenei, le cui tombe più antiche sono ricche di ambra baltica. Queste genti avrebbero quindi dato alle nuove sedi i nomi delle località nordiche. Perciò la guerra di Troia, secondo questa teoria, risalirebbe al XVIII secolo. Il ragionamento di Vinci parte dai riscontri effettuati della letteratura antica. Già nel II secolo a.C. Cratete di Mallo non escludeva una collocazione nordico-artica delle avventure di Ulisse. Strabone ipotizzava un’ambientazione nell’oceano Atlantico. Ma soprattutto l’isola di Ogigia dove Ulisse sarebbe stato tenuto prigioniero dalla ninfa Calipso, secondo un testo plutarcheo, si trova <a cinque giorni di navigazione dalla Britannia verso occidente>: insomma, una delle Fær Øer (Hogoyggj). Quanto alla terra dei Feaci, senza riscontri nel sud Europa, secondo Vinci sarebbe identificabile con la zona di Bergen, alla foce del fiume Figgjo. Ecco perché Ulisse notò all'approdo il mare rifluire nel fiume, fenomeno non riscontrabile nel Mediterraneo.

Ma c’è di più. Secondo Vinci, che analizza morfologia, posizione e toponimi di ogni località omerica, tutto può trovare un’esatta collocazione nel Nord Europa. Qualche esempio. Itaca? Sarebbe l'isoletta di Lyø nell'arcipelago danese della Sud Fionia: coincide con la descrizione di Omero. A mai identificata Dulichio? Corrisponderebbe all'isola di Langeland (peraltro entrambe significano, in greco e in danese, "isola lunga"). Troia a Toija nella Finlandia del sud.

Nebbia, venti, burrasche: il clima descritto da Omero non sembra quello del Mediterraneo. Gli eroi sono copertissimi e non sudano. Certo nel corso della guerra di Troia la temperatura media era più bassa dell'attuale, ma il clima descritto da Omero non potrebbe essere quello dell'Egeo, soprattutto se si tiene conto che le vicende narrate sembrerebbero svolgersi per lo più in estate. Nel nord Europa, invece, le temperature allora erano più alte.

Quanto al mito, mondo greco e mondo scandinavo presentano notevoli analogie culturali.

Nell’ultima edizione del libro emergono ulteriori, suggestivi argomenti. Tra questi, anche la mappa del geografo medievale Adamo di Brema in cui i Ciclopi sono collocati lungo la costa della Norvegia settentrionale.

Restano aperte molte significative obiezioni e le perplessità sembrano assai fondate; certo la teoria di Vinci non può non affascinare, in quanto potrebbe saldare in una nuova prospettiva culturale la storia del nord e del sud Europa.

 

 

30-06-2016 | 09:54