Unica, elegante, austera Inès

Inès de la Fressange, già volto per Christian Dior e musa di Karl Lagerfeld negli anni Ottanta, è ancora considerata una delle donne più eleganti del mondo. Non ha neppure un abito da sera, non avrebbe le occasioni per indossarli e costano troppo, dice.

La figura, che al momento resiste e influenza come icona di stile aristocratico e raffinatezza, ammette di indossare pochi gioielli (o niente) e di associare non più di tre colori nell’abito che indossa. Insomma, la pulizia, l’estrema sobrietà e il rifiuto eccessivo delle griffe hanno, a volte, più capacità influenzante di un selfie su Instagram, magari con abiti pescati ad uno show room.

Infatti, nell’era della moda digitale, Inès è donna che lascia ancora memoria di sé.

La differenza tra questa femminilità e quella delle influencer è tutta una questione di contenuto e sostanza. Detto con altre parole: questione di personalità.

Inès riformula un processo di sensibilità (e costanza) della moda funzionale alla persona, mentre per le influencer si tratta solo di formalismo, ossia recupero formale, che “stilizza” giocando sulla novità del cambio d’abito, perché è la persona che per prima è incapace di rimanere impressa nella memoria.

Se la moda è fenomeno che si storicizza, per dirla alla Arjun Appadurai, nel “tempo della patina” cosa è il vero lusso? Non è più una cosa da intendersi come accumulo e ostentazione del nuovo, ma come consapevolezza, valore culturale del materiale, durata, distinzione e visionarietà, tutte qualità personali e rintracciabili in lei, Inès.

La donna, insomma, non deve mercificarsi attraverso l’abito e il “quanto costa” e non può avere uno stile valutabile solo attraverso il quanto. Un outfit per essere elegante non deve avere prezzo, essere quantificabile.

La codificazione dell’abito ha storicamente distinto, attraverso il vestito, le classi sociali: aristocrazia, borghesia e popolo. La soppressione delle stesse democratizza la moda al punto tale da far emergere la distinzione raffinata del dettaglio come elemento di distinzione, fino all’eccesso stilistico. Ora tale distinzione è assente in mancanza della vera “stoffa”, la persona, capace di essere reale sorgente emotiva di uno stile. Inès de la Fressange con la sua semplificazione (distintiva) è l’esempio di come sia necessaria una sorta di “fashion detox”. Online e offline.

 

 

 

14-10-2017 | 08:41