Il meraviglioso mondo di Samantha

Si parla molto di Samantha Cristoforetti. Il 23 novembre 2014 intorno alle ore 22 la prima astronauta italiana è decollata da Bajkonur, in Kazakistan, con un razzo Soyuz, per raggiungere in circa sei ore la Stazione spaziale internazionale. Luogo in cui rimarrà per sei mesi per conto di Futura, la missione dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA).

Il 23 novembre 2014 l’italiano medio diventa d’un colpo esperto di sperimentazione e manutenzione del laboratorio spaziale dove opera la Cristoforetti, lui che al massimo individua a stento la posizione geografica di Terni sulla cartina dell’Italia. L’espressione “apriti cielo” diviene letterale, correlata dall’insulto libero in merito al fatto che una che si chiama Samantha – con la “h” – come minimo doveva dar lustro alla bellezza italica nello spazio, doveva avere i capelli lunghi e non corti. Come se in missione avessimo bisogno di mandarci una ballerina di “Ballando con le stelle” piuttosto che un ingegnere meccanico con una specializzazione in propulsione spaziale e strutture leggere. Con Twitter esploso non senza coloriture di maschilismo denigratorio della persona e della donna la risultante è nel compromesso tra una posizione maschile e una femminile. Per gli uni il successo è aver sparato una donna nello spazio, fuori dall’orbita terrestre e senza tanti complimenti, per le altre la Samantha ha avuto il prego di portare a compimento e rendere concreti i viaggi spaziali che ogni donna ha in testa. Ma il bello è arrivato dopo.

Il bello è che da donna italica una delle prime cose che ha fatto Samantha è stata chiamare sua madre dall’Iss per dire che era arrivata. Come se fosse una cosa normale: “Ciao mamma, sono arrivata, tutto ok, lo spazio è meglio di come lo immaginavamo”. Da questo momento Samantha dallo spazio entra in modalità “spazio social”. Mentre noi da qui immaginiamo Samantha impegnata in un’altra dimensione complicatissima, magari in un’orbita terrestre che varia tra i 330 e i 435 chilometri di altitudine, lontana anni luce dalle nostre piccolezze, lei posta e ci manda le foto delle 15 albe e dei 15 tramonti che l’equipaggio dell’Iss in media vede ogni 24 ore, quelle sulla forma delle nuvole o il cielo stellato sopra la Sardegna, o anche l’alba dell’isola immersa in un mare d’oro. E, ancora, un’immagine visibilissima del Molise by night, il sito archeologico di Leptis Magna in Libia, e poi foto a Tannums Lands in Australia su cui sorvola mentre si lava i denti, con una predilezione accentuata per Calabria e Puglia.

Nel frattempo in collegamento con Rainews sceglie una canzone di Gianna Nannini per il buongiorno. Twitta che al ritorno non sa ancora se andrà o meno da Fabio Fazio e, come ogni astronauta che si rispetti,  durante un collegamento col Controllo Missione urla “Oh mio Dio cosa è quello?”,  in panico per aver visto gli alieni, alias il sole radente, ovvero una luce calda arancione e viola sui pannelli solari della Soyuz. Un’espressione fuori dall’aplomb professionale che scatena le fantasie degli ufologi. No, è lei che si entusiasma per tutto, per il sole, la forma delle nuvole, i tramonti, neanche fosse un’adolescente innamorata dell’universo. E questo ci piace.

Ma non basta, ci spiega l’importanza di mantenersi in forma usando correttamente gli strumenti ginnici in uso sulla navicella spaziale, ci illustra come tenere l’aria pulita e la toilette efficiente nello spazio. Il sabato a quanto pare è giorno di pulizie: certo che alla casalinga di Nuoro, all’impiegata di La Spezia o alla commessa di Salerno sarebbe proprio utile capire come si pulisce rapidamente una navicella spaziale il fine settimana. Ora risulta difficile immaginarci un capitano dell’aeronautica italiana, primo ingegnere di volo e “sedile di sinistra” della Soyuz, armeggiare con la Folletto astrale sulle griglie di ventilazione, con particolare accanimento sulle griglie di ritorno, lì dove si insinuano maggiormente i detriti, per poi terminare con le salviette disinfettanti per pulire ringhiere e computer.

Tutto chiaro, Samantha, questo tutorial è stato utilissimo, grazie.  L’operazione social della Cristoforetti per quanto entusiasta e frequente, quasi invasiva, (eravamo abituati a immaginarci un astronauta disperso nello spazio senza saperne più nulla per mesi) ha il pregio innovativo di abbassare lo spazio e farlo discendere, renderlo quotidiano, godibile, raggiungibile, social e democratico. E visto che non siamo più un paese di poeti, santi e navigatori (per mari) non ci rimane altro che confidare nei navigatori astrali. Guardiamo allo spazio di Samantha come a una fuga da una terra che non sappiamo più gestire e non ci piace, quando lei invece dall’alto non fa altro che esclamare quanto questo mondo sia bello. Samantha coi suoi post unisce cielo e terra: ci fa guardare la terra dall’alto e lo spazio dal basso, una prospettiva che può essere una soluzione o un punto di vista, un’angolazione prospettica ad un ritmo vitale ormai affannoso e chiuso, senza respiro.

Abbiamo bisogno di cielo insomma per vedere meglio la terra, apprezzarne la bellezza e capire che se non sappiamo guardare in alto o dall’alto le cose umane non riusciamo a coglierne neanche più il senso. Nello spazio però c’è una cosa che in terra forse non abbiamo, ed è il silenzio. Magari, Samantha, ogni tanto tra un consiglio su come aprire un tubetto di dentifricio in assenza di gravità e la descrizione di un’operazione chirurgica alla tua tuta spaziale ecco, ricordacelo, perché al di là dello spazio social di questo avremmo bisogno dal tuo spazio: del suo silenzio.

 

 

22-12-2014 | 11:57