Cosa hai fatto Bridget Jones?

Renée Zellweger si presenta alla serata degli “Women in Hollywood Awards” con una faccia nuova.

Il viso a cui eravamo abituati ne “Il diario di Bridget Jones”, infantile, ingenuo e a suo modo singolare lascia il posto ad una trasformazione somatica così evidente da non lasciare alcun dubbio su di un massiccio intervento di chirurgia estetica. Lei nega infastidita attribuendo il cambiamento ad uno stile di vita più sano e una ritrovata felicità sentimentale. Cosa che, se fosse vera, ha avuto il pregio però di indurirla nei tratti al punto tale da farla sembrare più tesa e rigida, simile ad una che ha appena scoperto il  tradimento del compagno e ha inghiottito un limone piuttosto che ad una donna pacificata accanto al fidanzato musicista Doyle Bramhall.

Che si tratti di evoluzione o di involuzione in questo caso specifico non è dato sapere. Il rovesciamento prospettico rende possibile però un’analisi al contrario, ossia quella in cui l’accusatore diviene a sua volta accusato. Il pubblico femminile che condanna Renée per non aver avuto il coraggio di accettare rughe e vecchiaia senza scivolare nella schiavitù del botox non è lo stesso che per caso muove la fiorente economia della dermocosmetica correttiva?  Coloro che attaccano Renée sono pure le  medesime che mai acquisterebbero un prodotto pubblicizzato da una donna orgogliosa di ostentare mento cadente e rughe.

Le donne convivono malamente con il loro doppio: da un lato condannano l’eccessiva magrezza delle modelle in passerella, incitano ad ostentare cellulite e rughe e a liberarsi dall’incubo limitante della perfezione; dall’altro combattono in segreto coi chili di troppo ostentando o inseguendo in modo a volte carnascialesco il mito di una sola ed unica età: trent’anni. Che si abbiano 18 o 50 anni è indifferente, se “Pantone” decide che il giallo fluo è il colore dell’anno non importa se si sia diventate nonne da poco, si comprerà il giallo fluo spalmandolo su borse, scarpe e vestiti. Se la moda decide che va il leopardato – avere 17 anni è un optional – perché sugli autobus all’uscita da scuola vedremo presunte implumi diciottenni con il vocabolario di latino sottobraccio e l’abitino stretch leopardato.

Come la moda, la chirurgia estetica non solo trasforma, ma inchioda una donna a un’età. Una volta la trasformazione era la “metamorphè” del’intelletto illuminato, attribuita alla metabolizzazione di una conoscenza capace di far evolvere la psicologia di un individuo. Ciò psichicamente proiettava l’uomo e la donna in un tempo interiore relegando l’aspetto estetico ad un impatto marginale nella vita di una persona. Ora viviamo in un’epoca che non  si riconosce nei principi di questa bellezza “interiore”, ma cerca invano un senso di trasformazione o evoluzione o cambiamento usando gli unici parametri di cui dispone: quelli estetici. Siamo passati dalla civiltà dell’estatico (dell’arte, della letteratura, della musica con la loro capacità trasformante) a quella dell’estetico.

La bellezza, oggi, lotta in un campo d’azione femminile che oscilla tra la felicità e il vero, trasferendosi da un piano culturale ideale alla limitazione del corpo, regione in cui proiettiamo illusoriamente il fine esclusivo della felicità. Il punto è che la natura della donna in questo ci sta stretta e diventa matrigna, si illude della possibilità di scegliere che vita darsi, che volto, che immagine, ma tutto inutilmente. Un uomo quando vuole tradire una donna la tradisce non solo per un corpo ventenne, ma per una testa che sa di freschezza e che a sua volta lo illuda di essere ancora piacente. Anche le donne tradiscono, certo, e si correggono col bisturi per tradire meglio. Il bisturi dovrebbe essere democratico e allargarsi anche all’anima, in tal caso.  Inchiodarsi l’età, fermarla, spillarla innaturalmente col botox è altra cosa che far rimanere intatta la vita.

La bellezza è intatta quando permane la capacità di immaginazione e di sentimento. Questo è il “vero” femminile, che è cosa reale, autentica e portavoce di un senso della felicità più appagante. Il sentire profondo ricostruisce una bellezza che quest’epoca distrugge. Le donne dovrebbero imparare a capire che gli uomini, certo non tutti, si innamorano della capacità squisitamente femminile di ricreare costantemente la vita, racchiusa nel sentire, nel cuore e nell’intuizione: cose di un’intelligenza tutta uterina. Le donne più si allontanano dal loro vero più si tradiscono e verranno tradite, perché la mezza età se non viene tradita da un labbro rimpolpato o una ruga spianata trova sempre una via da cui uscire e tradire l’intelletto. Che a sua volta tradisce “l’infinita vanità del tutto”.

Quindi compriamo pure un antirughe, fissiamo un appuntamento dal chirurgo, ma teniamoci il coraggio di dirci il vero sulla felicità che inseguiamo e sul fatto che la bellezza ha perso il suo vero fine. Che è quello di liberarci, non di essere più intransigente e limitante di un burqa.

 

 

29-10-2014 | 15:49