Cappuccetto Rosso deve morire /9

Nell’andare dalla quarta persona assente, telefonò all’Ispettore, chiedendogli di controllare il numero che aveva chiamato Marinaro e di raccogliere qualche informazione additiva su Sergio Pileggi. Chiuso il telefono, si rese conto di essere arrivato da Roberta Giano, mentre si stava facendo la manicure.

Sembrava molto nervosa, come se avesse finito da poco di litigare. Era seduta al tavolo sotto il patio, dove la brezza marina arrivava più forte che altrove, ma i suoi capelli erano immobilizzati dalla salsedine di un bagno recente, tanto da aver lasciato il costume ancora bagnato. Lui, di solito, sapeva controllarsi perfettamente e soprattutto riusciva a concentrarsi anche se aveva a che fare con una donna attraente, in quel caso fece un’eccezione, visto che si ritrovò a subire l’affronto di una fitta di languore del tutto inopportuna al pensiero dell’umidità che il costume avrebbe lasciato sulla sedia e – peggio che mai – sulla pelle della donna.

Dopo i convenevoli, lei disse, come in ogni racconto poliziesco che si rispetti, «Lei non ha l’aspetto di un poliziotto». Il Commissario, che in quel momento non riuscì a ricordare nemmeno una delle frasi standard con cui di solito si risponde a queste battute, balbettò qualcosa e poi si sedette vicino a lei.

Il costume, di quando in quando, se lei si muoveva, perdeva una gocciola d’acqua nell’attrito, che peregrina scivolava sulle parabole del suo corpo fino a dileguarsi in un’ansa ombrata di carne lombare o inguinale. Afflitta dall’odore della crema solare che aveva addosso, l’aria era dolciastra e artificiale e sapeva di giocattoli per la dentizione dei lattanti. Aggreviati dall’allattamento, i seni della Giano erano grandi e dovevano essere morbidissimi, il loro dondolio risultava ipnotico.

«Posso offrirle qualcosa?».
«Non si disturbi».
«Mi sto alzando per me».
«Allora qualcosa al limone, se c’è».

Le gambe lunghe, su cui poggiavano natiche bellissime e tondeggianti, la condussero in casa e la scia di odore che lasciò si diluì nell’aria risultando così molto migliore. Il Commissario la guardò e pensò “Certe donne danno il meglio di sé andandosene” e, nella sua mente, la soprannominò così: Andandosene. Tornò che le dita affusolate tenevano due bicchieri gialli con decalcomanie di girasoli. Bevvero entrambi l’acqua tonica al limone dagli alti bicchieri cosparsi di bollicine d’aria imprigionate nel vetro, e cominciarono a parlare. Curiosamente erano a loro agio entrambi, al Commissario lei sembrava la più normale di quelli che aveva interrogato fino a quel momento. E per di più era carina, il che rendeva la conversazione piacevole.

Riguardo alla sua mancanza all’anfiteatro, fra le 23.30 e le 24.00, disse che semplicemente era tornata a casa a controllare il bambino.
«Perché se aspetto mio marito...».
«Cosa fa suo marito?».
«Dirigente, anche lui è qui per il congresso».
«Evidentemente è un uomo impegnato».
«No, semplicemente scarica tutto su di me».
Finalmente ecco una falla: come molte donne, come quasi tutte le compagne di dirigenti, anche questa aveva un sacco intero di recriminazioni da vuotare. E siccome il Commissario non desiderava altro che saperne di più di come potevano ragionare, non dovette far altro che scuoterla un po’ per farla sbottare.

«Talvolta è difficile vedere le ragioni dell’altro, ma sono sicuro che lei lo sa. È ragionevole, non le sembra?», aveva temuto di essersi prodotto in un tono troppo colloquiale, troppo da “voce amica”, e provava una certa agitazione dubitando che lei avrebbe abboccato. Invece lei rispose perfettamente all’input:
«La considerazione da fare è semplice. Mio marito rinuncia a cose che non gli interessano e me le regala con la scusa che preferisce farmi felice. Esempio: mi hanno regalato dei biglietti per fare un viaggio. Avevano la scadenza a un anno e lì per lì glielo dissi: lui mi rispose che era meglio permettere a nostro nipote di fare il viaggio, così si sarebbe divertito. Anche a me sorrise quell’idea e acconsentii. Purtroppo mio nipote è un neo-assunto e non può assentarsi dal lavoro. Allora abbiamo accantonato l’idea per un po’. Ormai mancano due mesi alla scadenza. Ho proposto a mio marito di fare il viaggio. Fra le varie destinazioni, lui ha scelto delle destinazioni in Italia. Gli dico che è più sensato soggiornare all’estero, anche se per due giorni: ti offrono un soggiorno a Nizza, che vai a fare in Umbria se ce l’hai a due passi? Ma lui non vuole perché se “vai per due giorni a Nizza devi partire il giorno prima e rimanere di più, e se ne vanno quattro o cinque giorni... praticamente una settimana”. E allora mi dice che è meglio non stancarsi troppo, meglio non strapazzarsi troppo... ma poteva benissimo rifilarmi qualche altra balla. Qualcosa come la scusa di farmi contenta, di badare a me. È stato capace di tenere a servizio per quindici anni un giardiniere che io odiavo giustificando questo fatto con la frase – odiosa, terribile – “e allora trovane un altro”. A me, che a malapena ho il tempo di respirare! Insomma, non ha rinunciato al giardiniere (che io, posso giurarlo, odiavo visceralmente: era indiscreto, inetto, disordinato, si prendeva confidenze che nessuno gli dava... anche lui lo detestava, ma siccome non c’è mai si è sempre guardato bene dal toglierlo di mezzo). Invece, per un viaggio che io volevo fare e lui sicuramente non aveva voglia di fare (perché è un pantofolaio) non ha risparmiato i “vai tranquilla”, “porta un’amica”, “rilassati”, “meglio rimanere in Italia, così non ti stanchi”. Ti regala col sorriso quello che non vuole lui, ma quando vuole qualcosa è egoista come il peggiore... Dia retta a me: il matrimonio fa schifo. E maledetta a me che mi sono sposata, per rimanere sempre sola».

Era stato un fiume in piena, stordente, meravigliosamente inarrestabile, che al Commissario non aveva detto molto di più di quanto ci si poteva attendere da una normale vita coniugale, ma che sicuramente gli aveva suggerito un’ipotesi: che la donna avesse un amante e che, assentatasi dall’anfiteatro, non fosse andata dal figlio.
Atteggiò la faccia a comprensione, provando a sfumare certi toni eccessivamente confessionali che la sua faccia rischiava di prendere nella foga della teatralità, e quindi si limitò a qualche profusione di rito per farla rilassare in vista del freddo:
«Rimanga nei paraggi del Villaggio, per favore».

14-05-2015 | 10:56